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La Pelosa di Stintino minacciata dall’erosione costiera

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AGI – Dalle 8 di domani sarà possibile prenotare l’accesso alla spiaggia della Pelosa di Stintino (Sassari), fra le più note della Sardegna, da qualche anno a numero chiuso dal 1 giugno al 31 ottobre per preservarne la bellezza. Saranno disponibili a numero chiuso che possono essere prenotati senza limiti di tempo, mentre un ulteriore lotto di 750 posti sarà prenotabile non prima di 48 ore prima della data di accesso, fa sapere il Comune che quest’anno ha introdotto un nuovo servizio: operatori socio sanitari per l’accompagnamento di persone disabili e fragili alla spiaggia, grazie a deambulatori e Sedie Jobs dedicate. Si potrà prenotare sul sito www.spiaggialapelosa.it o tramite l’applicazione mobile ‘La Pelosa’.

Intanto è di oggi la notizia che un team di ricercatori Cnr, Enea e Università di Cagliari e di Sassari ha sviluppato un modello innovativo per comprendere la circolazione marina, in particolare del Mediterraneo, e individuare le cause dell’erosione costiera e l’evoluzione delle spiagge, tra cui quella di Stintino in Sardegna.

La notizia di questo nuovo modello, contenuta nello studio pubblicato in un volume speciale della rivista internazionale Geological Society Publications, è stata diffusa alla vigilia della Giornata Europea del Mare che si celebra ogni anno per sensibilizzare i cittadini sul ruolo fondamentale degli oceani e dei mari nell’ecosistema globale. Lo studio sugli stretti e le aree costiere si è focalizzato sul Mediterraneo quale regione rappresentativa di quello che succede su scala globale, dove i cambiamenti climatici impattano con effetti amplificati.

Lo studio della circolazione delle correnti ha rivelato la causa dell’erosione della spiaggia di Stintino (La Pelosa), antistante lo stretto, sempre più colpita dagli effetti del cambiamento climatico e, negli ultimi 30 anni, da una crescente erosione: in pratica la sua estensione e la sua forma variano in base all’innalzamento del livello del mare, alla prateria sottomarina di Posidonia ed anche al regime dei venti. 

Quest’ultimo può generare la perdita di sabbia dalla spiaggia quando i granelli vengono trasportati a ovest, verso un canalone che li fa depositare a profondità di 15-30 metri, da dove poi non riescono più a risalire. Grazie a questo approccio metodologico i ricercatori hanno ricostruito la ‘storia evolutiva’ di questo ambiente molto particolare e potranno contribuire alla riqualificazione ambientale del sistema spiaggia-duna di Stintino. 

La particolarità del modello messo a punto sta nel fatto di combinare analisi del vento e del moto ondoso, indagini subacquee, sensoristica, interpretazioni di foto aeree ma anche scansioni del fondale con prospezioni geofisiche (come Side Scan Sonar, Sub Bottom Profiler e Multi Beam) e implementazione di modelli numerici ad alta risoluzione. Oltre alla comprensione del comportamento degli stretti marini, vere e proprie ‘vie d’acqua’ che mettono in collegamento diversi bacini, il modello consente anche di studiare la circolazione dei sedimenti in condizioni di basse oscillazioni di marea dove il regime dei venti, mutevole per effetto dei cambiamenti climatici, è il primo responsabile delle dinamiche ambientali.

“La comprensione degli stretti e dei collegamenti tra diversi bacini è fondamentale per i sistemi deposizionali sedimentari attuali, per le ricostruzioni geologiche regionali e per l’evoluzione tettonica e paleogeografica su larga scala e a lungo termine”, spiega Stefano Andreucci dell’Università di Cagliari, primo autore del lavoro. “La comprensione dei processi che interessano lo stretto tra La Sardegna e l’Isola dell’Asinara non è importante solo per l’interesse e valore economico della spiaggia di Stintino, ma è utile anche per il completamento del Foglio Geologico della zona che si sta completando”, evidenzia Vincenzo Pascucci dell’Universita’ di Sassari.

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