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Il chip nel cervello e il rischio dell’effetto Orwell

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AGI – Il progetto di Neuralink (la società di Elon Musk) di impiantare chip nel cervello umano per aiutare le persone paralizzate o affette da malattie neurologiche a comunicare direttamente con un dispositivo esterno attraverso il pensiero, si avvicina a diventare realtà, con il via libera in Usa alla sperimentazione umana, ed “è questo il momento di iniziare a pensare a una regolamentazione chiara e rigorosa.

Perchè con l’Intelligenza Artificiale da una parte e i chip che interagiscono con il nostro cervello leggendo (e registrando) le nostre emozioni dall’altra il rischio di arrivare al Grande Fratello di Orwell non è lontano”. Lo sottolinea all’AGI Angelo Vescovi, celebre genetista tra i pionieri dell’utilizzo delle cellule staminali, dallo scorso dicembre presidente del Comitato Nazionale di Bioetica.

“Io sono per natura favorevole alle novità, anche rivoluzionarie – spiega Vescovi – e ricordo che già dagli anni ’80 facevamo la stimolazione profonda del cervello e poi nel midollo contro il dolore cronico. L‘interfaccia macchina-paziente c’è da decenni. Ma questo è un passo ulteriore: il microchip ha una tecnologia molto avanzata per interpretare l’attività elettrica del cervello, e agisce sia in entrata che in uscita. Rilevare i segnali può tracciare lo stato emotivo di una persona, anche le sfumature più profonde, persino inconsce. Potremmo dire che sia avvicina molto al concetto di leggere nel pensiero”.

 In casi di gravi patologie come la Sla, o in pazienti post-ischemici, spiega il bioeticista, “è fondamentale riuscire a permettere a persone letteralmente imprigionate nel loro corpo di tornare a comunicare con l’esterno, grazie al chip che ‘legge le nostre reazioni cerebrali. Ma lo stesso chip è in grado anche di inviare dei segnali al cervello: è chiaro che il rischio di manipolazione dall’esterno è alto”.

Tanto più, ricorda Vescovi, che “parliamo di società private, di soggetti che di queste innovazioni vogliono fare un uso commerciale”. Sono temi, sottolinea l’esperto, che “condizioneranno i decenni futuri, e stanno cambiando radicalmente lo scenario della bioetica”.

Proprio in queste settimane il Comitato si sta riunendo per formulare un parere accurato, anche sulla scorta di audizioni di scienziati di tutto il mondo, sulle problematiche che pone la crescita esponenziale dell’Intelligenza Artificiale, che a differenza dei chip di Neuralink è già una realtà che potenzialmente tocca tutti:

“Ci vorranno mesi – spiega Vescovi – perchè le questioni sono enormi e sono tante, abbiamo al momento 16 esperti da convocare, ma abbiamo l’obiettivo di proporre uno schema complessivo di approccio al problema”. 

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Autore Redazione