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Centrosinistra, Schlein: serve intesa anche su idee ancora diverse

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Roma, 25 set. (askanews) – Cita ancora Daniele Silvestri, Elly Schlein, come aveva già fatto alla festa di Avs, “siamo d’accordo su 4850 cose”, la “piattaforma comune” del centrosinistra “è già ben avanzata”, assicura, ma poi – con tono pacato – manda un messaggio chiaro: “Bisogna discutere e trovare un accordo anche su quelle cose su cui ancora abbiamo idee diverse”. La leader Pd non fa nomi, ma non serve uno sforzo di fantasia per capire a chi si stia riferendo: la “cosa” su cui le idee sono ancora diverse è soprattutto una, l’Ucraina, e la Schlein non ci sta ad essere descritta come quella che vuole “mandare le armi a go-go”, come ha detto Giuseppe Conte.

La leader democratica non replica mai agli affondi dell’alleato, si limita sempre a felpatissimi richiami all’unità e quando parla di Ucraina ormai garantisce che non mancherà il “sostegno” a Kiev, facendo attenzione a non pronunciare l’aggettivo “militare”. Ma la comunicazione scelta dal leader M5s di fatto la relega nel ruolo di “bellicista”, una parte che la Schlein non ha nessuna intenzione di accettare, innanzitutto perché per lei l’elettorato pacifista è il ‘suo’ elettorato. Ma non solo.

Il lavorio per evitare le primarie e scegliere un terzo nome è ormai alla luce del sole e se nel Pd nessuno ne parla in pubblico adesso è Avs a non lasciar passare giorno senza sollevare il tema. Angelo Bonelli lo ha ripetuto anche oggi al Corriere della Sera, con una frase che sembra invitare i big del Pd ad uscire allo scoperto. “Pensavo che si potesse raggiungere una sintesi alta, per superare la contrapposizione sulla leadership”. Certo, aggiunge, “l’appello, a quanto pare, è caduto nel vuoto. Prendo atto che il Pd intende andare avanti con le primarie”. Salvo poi aggiungere: “Avevo lanciato la proposta e la rilancio oggi, ma non vedo segnali positivi”.

Segnali che, spiega un parlamentare della sinistra dem, non possono certo venire dal Pd: “Moltissimi sono convinti dei rischi delle primarie, la competizione non può che esaltare le differenze. Ma per evitare i gazebo a questo punto ci sono solo due strade: o Conte accetta il principio che il leader è il capo del partito che prende più voti alle politiche, oppure il leader M5s deve dire, in pubblico, ‘cara Elly, compiamo un atto di generosità e scegliamo insieme un terzo nome’”. Di sicuro, chiarisce, “nessuno nel Pd può dire ‘non facciamo le primarie’. Non è pensabile che siamo noi a chiedere alla segretaria di farsi da parte”.

Conte, anche nelle scorse settimane, ha più volte ricordato che lui aveva proposto anche, come alternativa, di fare “come nelle regioni”, ovvero sedersi “attorno a un tavolo e scegliere il candidato più competitivo”. Ma pochi credono che il leader M5s possa andare oltre questo.

Anche per questo, però, è importante che il clima tra i due sfidanti non superi il livello di guardia. Il richiamo della Schlein di oggi “dobbiamo discutere e trovare un accordo anche sulle cose su cui ancora abbiamo idee diverse” torna utile anche per disinnescare l’argomento delle “primarie divisive”, che è il punto di partenza di tutti i ragionamenti sul ‘terzo nome’ o ‘federatore’ che dir si voglia.

[La leader Pd prova a stemperare i toni mentre continua il lavorio sul ‘terzo nome’|PN_20260925_00132|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260925_204321_EF45A1C5.jpg|25/09/2026 20:43:31|Centrosinistra, Schlein: serve intesa anche su idee ancora diverse|Centrosinistra|Politica]
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Golf, Buccellati Ladies Italian Open: quartetto al vertice

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Roma, 25 set. (askanews) – Alcune delle giocatrici migliori al vertice e due azzurre tra le protagoniste nel primo giro del Buccellati Ladies Italian Open, il torneo del Ladies European Tour, giunto alla 28ª edizione, che si sta svolgendo sull’impegnativo percorso del Golf Club Milano (par 71), incastonato nello scenario del Parco di Monza. Infatti è al comando con 67 (-5) colpi un quartetto composto dalla sudafricana Casandra Alexander, numero uno dell’ordine di merito e grande favorita, dalla finlandese Noora Komulainen (n. 10), entrambe vincitrici stagionali, dalla tedesca Alexandra Forsterling (n. 5) e dalla ceca Patricie Mackova.

In una classifica molto corta occupano la sesta posizione con 69 (-3), dopo una tonica prestazione, Alessandra Fanali (un eagle, quattro birdie, tre bogey) e la giovanissima Matilde Partele (un eagle, tre birdie, due bogey), debuttante sul circuito.

Sono precedute dall’inglese Eleanor Givens, altra a segno nell’anno, quinta con 68 (-4), e affiancate da sette concorrenti: la svedese Kajsa Arwefjall, le norvegesi Dorthea Forbrigd e Tina Mazarino, dalla slovena Pia Babnik, dalla francese Lois Lau, dall’austriaca Emma Spitz e dall’inglese Cara Gainer.

Delle altre italiane sono in buona graduatoria Emma Lundgren, 19ª con 71 (-1), che si sta mettendo in evidenza sul LET Access, Anna Zanusso, la più in alto nel ranking (16ª), e Roberta Liti, tornata in Europa dopo la lunga permanenza su LPGA Tour ed Epson Tour statunitensi, 30.e con 72 (par), che sono in un folto gruppo di 21 giocatrici. Hanno un colpo in più Alessia Nobilio e Maria Vittoria Corbi, 51.e con 73 (+1). Delle tre dilettanti, Francesca Fiorellini (Olgiata), tanti successi internazionali, è 92ª con 76 (+4), mentre stanno facendo un’esperienza molto formativa accanto alle migliori proette europee le giovanissime Ginevra Tassoni Teg (Ambrosiano), 77ª con 75 (+3), e Stella Vittoria Colombo (Milano), 113ª con 78 (+6).

L’australiana Justice Bosio, 22enne di Alice Springs, senza titoli sul tour dove è alla 23ª presenza, ha realizzato una “hole in one” centrando direttamente la tee la buca 12, par 3 di 137 yards, usando un pitching wedge. Oltre all’ace ha segnato un bogey e sedici par ponendosi al 19° posto con 71 (-1). Sta disputando una buona prima stagione con ‘carta’ sul circuito e, grazie alla seconda piazza nel Czech Open e alla quinta nel Dutch Open, è stata nominata “Player of the Month” del mese di giugno. Non ha avuto il Bracciale Buccellati che per questa prodezza è in palio alla buca 10.

Alessandra Fanali era tra le protagoniste più attese e non ha deluso le aspettative. “Sono molto felice del mio primo giro. Temevo di non aver preparato al meglio la gara rispetto alla mia routine abituale, ma sono molto soddisfatta della prestazione. Bellissimo aver concluso il giro con un eagle alla buca 9. Il focus resta sul campo, che impone la massima attenzione e che nei prossimi giorni presenterà dei cambiamenti nelle pin position”. (Foto 3mind-FIG)

[Fanali e Partele seste in classifica|PN_20260925_00131|gn00 ma00 sp27|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260925_203231_A4660F78.jpg|25/09/2026 20:32:39|Golf, Buccellati Ladies Italian Open: quartetto al vertice|Golf|Sport, Mondo Golf]
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Festa di Roma, Bardem, Kardashian, Julianne Moore e 3 italiani in gara

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Roma, 25 set. (askanews) – Ci saranno tre film italiani nel Concorso Progressive Cinema della 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma, che ospiterà moltissime star internazionali: da Javier Bardem, a cui Paolo Sorrentino consegnerà il Premio alla carriera, a Jenna Ortega, Julianne Moore, Jesse Eisenberg, Naomi Watts, Kim Kardashian, Sandra Huller, Paul Giamatti, Deva Cassel, Charlotte Gainsbourg, Sarah Paulson, Louis Garrel, Camille Cottin, e tanti altri.

Alla presentazione del programma della Festa, che si terrà dal 13 al 25 ottobre, la direttrice artistica Paola Malanga ha sottolineato che tra i 18 film della sezione principale sei sono diretti da registe donne. Per l’Italia ci sarà “Brianza” di Simone Catania, ambientato nel 2009 in piena crisi economica in un’armeria, “Giorni felici” di Susanna Nicchiarelli, con Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio, tratto dall’omonima graphic novel di Zuzu, e il documentario “Mustang” di Kasia Smutniak, racconto intimo che nasce dal primo viaggio che fece con Pietro Taricone nella remota regione del Mustang.

Tantissimi italiani saranno presenti nella sezione “Grand Public”, a partire dal film d’apertura “Il rumore delle cose nuove” di Paolo Genovese, con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini e Claudio Santamaria. Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo porteranno “Il Ministero dell’amore” con Pif, Corrado Guzzanti e Pietro Sermonti, mentre Daniele Luchetti presenterà “Noi un po’ meglio” con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, Francesco Bruni “Il profilo dell’altra”, con Pilar Fogliati e Ginevra Francesconi, Ginevra Elkann presenterà “Le rose di Marrakech” con Fanny Ardant, Massimiliano Bruno “Un tranquillo funerale di famiglia”, con Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti ed Enrico Vanzina “La sera a Roma” con Massimo Ghini. Nella stessa sezione ci sarà l’attesissimo “I play Rocky” con Anthony Ippolito nel ruolo di Stallone.

Alla Festa due grandi della musica italiana verranno raccontati in “Je so’ pazzo” di Nicola Prosatore con Massimiliano Caiazzo nel ruolo d Pino Daniele e in “Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti”.

Sempre per la sezione Grand Pubblic Deva Cassel e Romain Duris presenteranno “Le fant me de l’Opéra” e Jean-Pierre Jeunet con Le la Bekhti porteranno l’attesissimo “Cambiare l’acqua ai fiori” dal romanzo di Valérie Perrin. Molta attesa c’è già per Julianne Moore che accompagnerà “The Debut” di Jesse Eisenberg e per Jenna Ortega che presenterà “Klara and the sun” di Taika Waititi.

Racconteranno episodi e protagonisti della vita italiana alcuni titoli della sezione “Freestyle”: Stefano Mordini porterà “Melania Rea”, Michele Placido “Livatino – Il giudice e i suoi assassini”, Letizia Lamartire con Serena Rossi “La famiglia Panini – L’avventura delle figurine”, Carlo Carlei “177 giorni. Il rapimento di Farouk”. Ma all’interno di questa sezione della Festa c’è anche la serie con il red carpet di maggior richiamo, su cui sfileranno Kim Kardashian, Naomi Watts, Sarah Paulson, Glenn Close, per la prima mondiale della seconda stagione di “All’s Fair”.

[Dal 13 al 25 ottobre in arrivo tanti film italiani e star internazionali|20260925_video_20062888|vd01 vd23|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260925_video_20062888.jpg|25/09/2026 20:18:54|Festa di Roma, Bardem, Kardashian, Julianne Moore e 3 italiani in gara|Video|Spettacolo, Videonews]
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Markus Stockhausen, Danilo Rea e altri big al Venezia Jazz Festival

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Roma, 25 set. (askanews) – Dal 2 ottobre all’11 dicembre torna la Fall edition di Venezia Jazz Festival, organizzata da Veneto Jazz. Fra i grandi eventi, sabato 7 novembre al Teatro Goldoni, Danilo Rea firma Sakamoto & Me, un omaggio al compositore giapponese Ryuichi Sakamoto tra pianoforte, elettronica e visuals, insieme a Martux_m e Mauro Cosenza: un concerto speciale che condensa lo spirito di questa edizione, capace di far dialogare la tradizione pianistica jazz con la ricerca sonora contemporanea.

E ancora: il nuovo album Ecm del quintetto di Enzo Favata e il concerto e il seminario sull’improvvisazione di Markus Stockhausen; grandi maestri come Saverio Tasca e Delfeayo Marsalis, emergenti come Zsigmond Gerlóczy e sonorità etniche da Stelios Petrakis a Mehmet Polat. In tutto diciannove appuntamenti che attraversano continenti e linguaggi, dal jazz europeo più raffinato alle tradizioni nordiche e orientali, dai grandi trii pianistici alle nuove generazioni di musicisti italiani.

“Questa nona edizione della Fall Edition racconta l’identità più profonda di Venezia Jazz Festival: un jazz che non conosce confini, capace di dialogare con le tradizioni musicali di ogni continente”, ha dichiarato Giuseppe Mormile, direttore artistico del festival. “Un cartellone che unisce grandi nomi internazionali e nuove generazioni di musicisti, nella convinzione che Venezia sia il luogo ideale per questo incontro tra culture, storia e contemporaneità”, ha aggiunto.

Si comincia venerdì 2 e sabato 3 ottobre, alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, con il progetto Inside Out di Markus Stockhausen, in un trio di rara intesa formato da Florian Weber al pianoforte e Patrice Héral alla batteria, che mette in dialogo i tre strumenti in un jazz cameristico e visionario. Markus Stockhausen, tra le voci più originali della tromba europea, sarà inoltre protagonista di un seminario dedicato all’improvvisazione.

Venerdì 9 ottobre, a Laguna Libre, i Masters of Irish Tradition portano in scena l’anima più autentica della musica irlandese, con Gerry O’Connor, Laurence Nugent, Paul Meehan e Richard Lyons, in una formazione arricchita dalla partecipazione di Laura Torterolo.

Sabato 17 ottobre, ancora alle Sale Apollinee, è la volta del prestigioso trio targato ECM di Marcin Wasilewski, una delle formazioni pianistiche più amate del jazz europeo contemporaneo, capace di coniugare lirismo e tensione ritmica con assoluta coerenza stilistica (doppio concerto alle 19 e alle 21).

Venerdì 23 ottobre, a Laguna Libre, il Flavio Boltro 4et presenta “NextGen”: il trombettista piemontese guida un quartetto che guarda al futuro del jazz italiano, in un doppio set che attraversa energia e introspezione.

Sabato 24 ottobre, sull’Isola di San Servolo, l’Alba Armengou Trio propone un jazz che unisce voce e tromba in un unico strumento espressivo, accompagnato dalle sonorità della chitarra e delle percussioni. La sua musica intreccia le radici catalane con le influenze latinoamericane e brasiliane, spaziando tra bolero, cançó catalana e bossa nova.

Domenica 25 ottobre, nell’ambito di Candiani Groove al Centro Culturale Candiani di Mestre, un ambasciatore cretese della lira come Stelios Petrakis incontra il maestro della zarb persiano Bijan Chemirani e il valenciano Efrén López (liuto e chitarra), in un viaggio sonoro tra Creta, Persia e Mediterraneo.

Sabato 31 ottobre, alle Sale Apollinee, Atlantico presenta Ritornare, il nuovo album pubblicato per ECM: Enzo Favata, Daniele di Bonaventura, Marcello Peghin, Salvatore Maltana e Alessandro Cau danno vita a un jazz mediterraneo di grande respiro e profondità timbrica, sulle orme dello storico quintetto (doppio concerto alle 19 e alle 21).

Domenica 1 novembre, a Laguna Libre, il Delfeayo Marsalis Quintet featuring Eric Alexander porta a Venezia la grande tradizione del jazz americano, tra swing autentico e virtuosismo strumentale.

Sabato 7 novembre, alle 17, all’Auditorium Lo Squero sull’Isola di San Giorgio Maggiore, Giulia Tamanini e José Ferreira presentano Duo In Uno, un vibrante omaggio alla musica brasiliana in un dialogo intimo tra sassofono e chitarra a sette corde.

A seguire, alle 20, al Teatro Goldoni l’evento speciale Sakamoto & Me. Danilo Rea rivive il genio di Ryuichi Sakamoto: il pianoforte diventa voce e anima intrecciata alle texture elettroniche di Martux_m e alle visioni oniriche del videoartista Mauro Cosenza. Un omaggio vibrante, arricchito da composizioni originali, alla musica del compositore giapponese capace di fondere l’eleganza di Puccini e Debussy con la tradizione nipponica e l’elettronica, in un viaggio ipnotico tra memoria e invenzione.

Domenica 8 novembre, per Candiani Groove al Centro Culturale Candiani, il Mehmet Polat Quartet fonde l’oud e le composizioni originali del musicista turco con pianoforte, contrabbasso e batteria, in un jazz che dialoga con le tradizioni del Vicino Oriente.

Venerdì 13 novembre, a Laguna Libre, Sherman Irby guida il suo quartetto nel “Thelonious Monk Project”, un omaggio al genio del bebop reinterpretato con rispetto e libertà creativa. L’evento è finanziato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia con ingresso gratuito per gli studenti.

Lunedì 16 novembre, alle Sale Apollinee, la Tomorrow’s Jazz Night mette in luce due giovani formazioni: il VMV Trio, guidato dal sassofonista Vincenzo Di Gioia, e il duo formato da Simone Baron e Federico Calcagno, tra fisarmonica e clarinetto.

Giovedì 19 novembre, a Laguna Libre, María Esteban & Daniele Gorgone Trio propongono un jazz vocale intenso, sostenuto da un trio ritmico di grande sensibilità.

Sabato 21 novembre, alle Sale Apollinee, Zsigmond Gerlóczy si esibisce in un recital di piano solo, tra lirismo e improvvisazione. Pianista, compositore e produttore ungherese, ha conquistato l’attenzione di grandi nomi del jazz mondiale, da Keith Jarrett a Jacob Collier.

Venerdì 27 novembre, a Laguna Libre, lo Scannapieco Geremia 5et propone un jazz solido e contemporaneo, con un quintetto affiatato che spazia tra tromba, sax tenore, pianoforte, contrabbasso e batteria. Anche questo evento è finanziato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Sabato 28 novembre, all’Auditorium Lo Squero, Chandana presenta “Dall’India al Maghreb sulle mude veneziane del profumo”: un progetto che intreccia voce, musica e narrazione in un viaggio tra le rotte storiche del commercio, con Namritha Nori alla voce e alla narrazione e Sarra Douik alla voce e all’oud.

Mercoledì 2 dicembre, alle Sale Apollinee, a margine del Premio Tomorrow’s Jazz, il vibrafonista Saverio Tasca, in Amos Alfredson Project, cambia il suono del consueto piano trio, sostituendo il pianoforte con il vibrafono: un nuova voce nel jazz del vecchio continente che ingloba tradizioni musicali, compositive ed espressive proprie di tanta musica occidentale, classica ed etnica.

Infine, venerdì 11 dicembre, a Laguna Libre, Lucia de Carvalho, il Tamburo nel cuore della Lusofonia, in quartetto: un concerto che celebra le percussioni e le culture di lingua portoghese, tra Angola, Brasile e Portogallo.

Venezia Jazz Festival Fall edition #9 è organizzato da Veneto Jazz con il supporto di Ministero della Cultura e Regione del Veneto, il patrocinio della Città di Venezia e in collaborazione con Fondazione Teatro La Fenice, Fondazione Giorgio Cini, San Servolo Servizi. Special partner: Splendid Venice Hotel, Laguna Libre. Media partner: Venezia News. Il concerto di Alba Armengou Trio è realizzato con il sostegno dell’Institut Ramon Llull nell’ambito di International Programming of Catalan Artistic Creations in Music and the Performing Arts.

Prevendite: Ticketone – VeneziaUnica – Vivaticket (solo per concerti Auditorium Candiani) – feverup.com (solo per concerti Laguna Libre).

[19 appuntamenti, dal 2 ottobre all’11 dicembre, organizza Veneto Jazz|PN_20260925_00130|gn00 in02 rg21|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260925_195236_F48D5CAD.jpg|25/09/2026 19:52:43|Markus Stockhausen, Danilo Rea e altri big al Venezia Jazz Festival|Musica|Spettacolo, Veneto]
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Germania, gita a Gengenbach: il paese da fiaba scelto da Tim Burton

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Milano, 25 set. (askanews) – Tim Burton cercava una Germania da fiaba e la trovò qui, in un paese di undicimila abitanti all’imbocco della Foresta Nera. Ne “La fabbrica di cioccolato”, il film del 2005 con Johnny Depp, Gengenbach diventa Düsseldorf: è la città in cui vive Augustus Gloop, il ragazzino che trova il primo biglietto d’oro divorando tavolette Wonka. La geografia è inventata, perché la vera Düsseldorf è una metropoli sul Reno. Lo scenario, invece, funziona benissimo.

Gengenbach sembra un set cinematografico pronto per il cinema, senza il bisogno di montare scenografie. La piazza del mercato è chiusa tra facciate color pastello, insegne in ferro battuto e il municipio settecentesco; poco più in là cominciano Engelgasse e Höllengasse, vicoli di case a graticcio con balconi, travi scure e piccoli orti. Tanta perfezione finisce però per togliere qualcosa alla sorpresa. Tra i tavolini all’aperto e i turisti in cerca dello stesso scorcio, a tratti sembra che il paese reciti se stesso. Persino i grappoli d’uva sulle viti arrampicate alle pareti delle case sembrano finti, tanto sono curate le piante. Le torri e le porte ricordano il tempo in cui la città era cinta da mura. Dal 1360 fino all’inizio dell’Ottocento fu una libera città imperiale del Sacro romano impero.

Il centro si attraversa in pochi minuti, ma invita a perdere tempo. Basta allontanarsi dalla strada principale perché la cartolina turistica torni a essere un paese abitato. Poi le case finiscono quasi di colpo e cominciano i vigneti dell’Ortenau, una delle zone vinicole del Baden. Si producono soprattutto Riesling, Grauburgunder e Spätburgunder, il Pinot nero. Salendo verso la Jakobskapelle, la cappella sulla collina, si vede l’intero abitato raccolto nella valle della Kinzig, con i tetti rossi davanti agli alberi della Foresta Nera.

Gengenbach cambia volto due volte l’anno. Durante l’Avvento le 24 finestre del municipio diventano le caselle di quello che la città presenta come il più grande calendario dell’Avvento del mondo. Ogni sera se ne apre una, con opere di artisti e illustratori: nel tempo sono comparsi anche Chagall e Warhol. La tradizione, nata nel 1996, richiama circa 120 mila visitatori ogni anno, più di dieci volte la popolazione locale.

L’altra stagione appartiene alla Fasend, il carnevale svevo-alemanno. Qui dura circa tantissimo, tre settimane, e ha poco in comune con le solite sfilate di carri. Comincia con gli Hemdeglunker: migliaia di persone in camicia da notte bianca partono dalla stazione e raggiungono il Niggelturm facendo rumore con campanacci e strumenti. Devono svegliare lo Schalk, il buffone che secondo la tradizione dorme nella torre per tutto il resto dell’anno.

Da quel momento le strade sono occupate da streghe, uomini di paglia e figure con pesanti maschere di legno. La prima testimonianza del carnevale locale risale al 1286; la corporazione dei folli porta ancora nel nome la data del 1499. Dentro il Niggelturm, 132 gradini e 36 metri d’altezza, un museo conserva costumi, maschere e personaggi a grandezza naturale. Dalla sommità lo sguardo arriva, nelle giornate limpide, fino alla cattedrale di Strasburgo.

Poi, a mezzanotte del Mercoledì delle Ceneri, lo Schalk torna nel suo letto dentro il Niggelturm. Ci resterà fino all’anno successivo.

TMBW, Foto: Black Forest Production GmbH

[Nella Foresta Nera tra case a graticcio, vigne e un lungo carnevale|PN_20260925_00001|sp20|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260925_002710_2870D840.jpg|25/09/2026 00:27:24|Germania, gita a Gengenbach: il paese da fiaba scelto da Tim Burton|Germania, gita a Gengenbach|Cronaca, Turismo]
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Golf, Cerchiai: Italia tra mete più importanti del turismo golfistico

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Roma, 24 set. (askanews) – “La Federazione Italiana Golf, in sinergia con le istituzionali nazionali e locali che ringrazio per il supporto, è pronta ad affrontare una sfida ambiziosa: rendere l’Italia una delle mete più importanti al mondo in ambito di turismo golfistico”. Lo ha detto Cristiano Cerchiai, presidente della Federazione Italiana Golf nel corso del Talk: “La strategia per la crescita del turismo golfistico in Italia” – ospitato dal Golf Club Milano nell’ambito del Buccellati Ladies Italian Open, torneo del Ladies European Tour in programma dal 25 al 27 settembre nel circolo lombardo.

“Per raggiungere i nostri obiettivi, è necessario fare sistema e il golf, in quest’ottica, deve diventare l’elemento aggregante per creare coesione e favorire la destagionalizzazione del turismo. Il Progetto per la crescita dell’indotto turistico dovrà fondarsi su un principio di unitarietà e accessibilità. La FIG avrà il compito di guidare e coordinare le iniziative in programma, coinvolgendo tutto il Paese per far dialogare sport e territorio e promuovere l’Italia attraverso il golf”, ha aggiunto Cerchiai.

Il Talk, pensato per mettere in risalto le potenzialità dell’offerta golfistica italiana e i progetti per accrescere l’appeal internazionale del Paese, ha visto anche la partecipazione di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia; Federica Picchi, sottosegretario con delega Sport e Giovani della Regione Lombardia; Paolo Pilotto, sindaco di Monza; Bartolomeo Corsini, direttore del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza; Carlo Spinetta, vicepresidente di Assolombarda con delega all’Organizzazione, Sviluppo e Marketing; Matteo Parravicini, presidente della sede di Monza e Brianza Assolombarda; Luca Buccellati, Special Sales VIP Client Director; Guido Camera, Presidente del Golf Club Milano.

“La Lombardia ha il maggior numero di campi da golf e praticanti in Italia, pertanto – come certificato anche dall’indagine di Confindustria Lombardia – questo territorio produce già un indotto economico importante. Credo che i grandi eventi siano i mezzi attraverso i quali comunicare i valori e la bellezza del golf. Ritengo ci siano le condizioni per diffondere lo sport con il turismo. Regione Lombardia crede molto nel turismo”, ha detto Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. “C’è stato un incremento vertiginoso, con una crescita annuale tra l’8% e il 10% dei flussi turistici. I campi da golf sono situati in molte delle nostre zone più belle e credo che i turisti potranno avere l’opportunità di conoscere non soltanto Milano e il Lago di Como, ma anche tutte le altre grandi bellezze del territorio”, ha aggiunto.

Da parte sua Paolo Pilotto, sindaco di Monza ha sottolineato come “il Parco di Monza si conferma ancora una volta il luogo ideale per lo sport, dalla pratica amatoriale, fino a quella agonistica e più competitiva: accogliamo con piacere il ritorno del grande Golf in città, come occasione di valorizzazione del nostro amato polmone verde cittadino e come occasione di qualificare Monza come città di tutti gli sport”.

Al Talk, moderato dal giornalista Nicola Pomponi, hanno preso parte anche Enrico Lulli, Consigliere Federazione Italiana Golf, che ha esposto le linee guida del Progetto della FIG; Rita D’Adamo, Ceo Golf Resort Rome – insieme a Aurora Cutini (marketing strategist) e Giancarlo Cutini (fondatore legal way coordinatore del progetto FIG) e Lorenzo Balduzzi (Consulente Legal way – AI specialist) – ha esposto le modalità di attuazione del progetto federale, alla luce anche del percorso già avviato con Open Horizons. Vincenzo Fiordelisi, Vicepresidente del Comitato Regionale FIG Lombardia e Cristian Ferraris, Vicedirettore Generale di Assolombarda hanno illustrato i risultati e le prospettive di Open Horizons, Lombardia polo di eccellenza internazionale dopo un anno di attività. Tra le autorità in platea, presente anche Viviana Guidetti, assessore allo sport del Comune di Monza.

[Al Talk al Golf Club Milano|PN_20260924_00140|gn00 rg10 sp27|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260924_230521_B1CC4576.jpg|24/09/2026 23:05:32|Golf, Cerchiai: Italia tra mete più importanti del turismo golfistico|Golf|Sport, Lombardia]
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Netanyahu all’Assemblea Onu: non abbiamo altra scelta che vittoria

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Roma, 24 set. (askanews) – Una battaglia per la sopravvivenza di Israele, che non avrebbe “altra scelta” se non continuare a combattere, contro l’Iran, Hamas e quelli che considera i loro sostenitori, ma anche contro una campagna internazionale che accusa di rovesciare la realtà presentando lo Stato ebraico come aggressore. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha usato il suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu per difendere le operazioni militari israeliane, respingere con forza le accuse di genocidio a Gaza, ringraziare il presidente americano Donald Trump e lanciare furiosi attacchi contro Qatar, Turchia, diversi governi dell’Europa occidentale e il sindaco di New York Zohran Mamdani.

L’arrivo di Netanyahu al podio è stato accompagnato da una protesta vistosa nell’aula dell’Assemblea generale. Decine di diplomatici di numerose delegazioni si sono alzati e hanno lasciato la sala, rimasta semivuota, mentre si levavano cori pro-Palestina. Il presidente di turno ha dovuto richiamare l’aula all’ordine prima dell’inizio dell’intervento. Netanyahu ha reagito definendo “codardi morali” coloro che avevano abbandonato la sala e invitando eventuali altri contestatori ad andarsene immediatamente.

Netanyahu ha presentato la guerra combattuta da Israele negli ultimi anni come l’ultimo capitolo di una lunga lotta per l’esistenza stessa dello Stato ebraico. Israele, ha affermato, continuerà “a difendere il nostro Stato” e “a vincere, perché non abbiamo altra scelta”. Un concetto che ha legato anche alla vicenda di Neria Leiter, riservista israeliano gravemente ferito e figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati uniti Yechiel Leiter, ricordandone un messaggio: “Non abbiamo un altro Paese. È un privilegio difenderlo”.

Il premier ha ricondotto questa percezione di una minaccia esistenziale anche alla guerra del 1967, ricordando che prima del conflitto Israele non controllava Cisgiordania, Gaza o le Alture del Golan e sostenendo quindi che il nodo dello scontro non siano i territori occupati successivamente, ma “l’esistenza di uno Stato ebraico a qualsiasi confine”. Ha inoltre respinto l’accusa di colonialismo, sottolineando le ridotte dimensioni territoriali di Israele e attaccando in particolare le critiche provenienti da Francia e Regno unito. Netanyahu ha poi rivendicato la continuità storica del popolo ebraico nella terra d’Israele, richiamando David, Salomone, Isaia e Geremia e citando anche Mark Twain sulla capacità degli ebrei di sopravvivere alla scomparsa degli imperi dell’antichità.

Un’ampia parte del discorso è stata dedicata all’Iran. Netanyahu ha ricordato di avere tracciato 14 anni fa, proprio dal podio dell’Onu, una “linea rossa” contro la possibilità che Teheran arrivasse a dotarsi dell’arma atomica. Colpire gli impianti nucleari iraniani, ha detto, è stato “molto difficile” dal punto di vista operativo ma “una delle decisioni più facili” prese da primo ministro, perché, ha sostenuto, senza quell’intervento “saremmo tutti morti”. Secondo Netanyahu, Israele avrebbe in questo modo difeso anche Paesi che oggi lo criticano e i cui leader, ha affermato, avrebbero ringraziato in privato il governo israeliano.

In questa battaglia, Netanyahu ha indicato in Trump il maggiore alleato di Israele. “In questa battaglia contro i barbari non abbiamo avuto un partner più grande del presidente Trump”, ha affermato, ringraziandolo per la sua “leadership coraggiosa”. Israele e Stati uniti, ha sostenuto, hanno agito insieme non soltanto per proteggere se stessi ma “per salvare la civiltà”. Il premier ha reso omaggio anche ai piloti americani impegnati contro l’Iran.

Netanyahu ha quindi rivolto un messaggio direttamente alla popolazione iraniana, sostenendo che la vera paura dei “tiranni di Teheran” sia il loro stesso popolo. Ha contrapposto le proteste in Iran a quelle contro Israele nelle capitali occidentali e accusato una parte del movimento internazionale per i diritti umani di ignorare la repressione iraniana. “Il potere del popolo supererà il popolo al potere”, ha affermato, prevedendo la caduta del sistema iraniano a causa delle sue “menzogne”, della “corruzione” e della “crudeltà”.

Durissimo anche l’attacco ai governi europei. Netanyahu ha accusato in particolare leader dell’Europa occidentale di avere scelto di “cedere alle folle antisemite”, preferendo, a suo giudizio, “la debolezza” e “l’appeasement”. Il premier ha posto quindi la questione nei termini di una scelta tra “la fratellanza delle democrazie” e “i Fratelli musulmani”, sostenendo che Israele non intende aspettare che altri Paesi “si risveglino dal loro torpore morale”.

Sul fronte della guerra a Gaza, Netanyahu ha respinto categoricamente le accuse di genocidio. Citando il colonnello americano John Spencer e i suoi studi sui conflitti urbani, il premier ha sostenuto che Israele avrebbe adottato misure per limitare le vittime civili superiori a quelle di qualsiasi altro esercito impegnato in guerre urbane. “Questo è genocidio? Naturalmente no. È l’opposto del genocidio”, ha affermato, accusando quanti sostengono il contrario di “distorcere i fatti” e di invertire i ruoli tra vittima e aggressore.

Da qui l’attacco diretto a Mamdani. Il premier ha sostenuto che, dopo la sua elezione, molti ebrei non si sentano più sicuri a New York e lo ha accusato di avere elogiato persone condannate per sostegno a Hamas e di avere tra i propri amici figure come Hasan Piker. “Vergogna”, ha ripetuto Netanyahu rivolgendosi tanto al sindaco quanto a chi, a suo giudizio, diffonde accuse false contro Israele.

Netanyahu ha chiamato in causa anche il Qatar, accusandolo di spendere miliardi di dollari per diffondere “menzogne” contro Israele attraverso il finanziamento delle università americane e il sostegno a media come Al Jazeera. Secondo il premier, l’obiettivo sarebbe “fare il lavaggio del cervello ai giovani” inducendoli a odiare Israele, gli Stati uniti e l’Occidente.

Altrettanto pesante l’affondo contro la Turchia e il presidente Recep Tayyip Erdogan, accusato da Netanyahu di avere trasformato il Paese nell’ultimo rifugio di Hamas e in un centro di propaganda anti-israeliana. Il premier israeliano ha accusato Erdogan di avere ucciso migliaia di curdi, occupare illegalmente il nord di Cipro, minacciare la Grecia e incarcerare giornalisti. Ha poi sostenuto che il presidente turco invochi quotidianamente la distruzione di Israele e aspiri a controllare Gerusalemme. “No, signore, non lo farà. E’ la nostra capitale eterna”, ha affermato Netanyahu.

Il premier ha infine insistito sull’unità interna di Israele, descrivendolo come “una nazione che combatte per un futuro”, unita al di là delle differenze tra destra e sinistra, giovani e anziani, religiosi e laici. Ha ricordato il fratello Yoni Netanyahu, morto nel 1976 durante l’operazione israeliana di liberazione degli ostaggi a Entebbe, inserendo anche la sua vicenda personale nella lunga continuità della lotta per la sopravvivenza del Paese. E ha concluso tornando al messaggio che ha attraversato l’intero discorso: Israele continuerà a combattere e a cercare la vittoria “perché non abbiamo altra scelta”.

[Furiosi attacchi a Erdogan, a Europa e a Mamdani|PN_20260924_00139|gn00 ma00 in04 rj03|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260924_213800_64B95FA8.jpg|24/09/2026 21:38:13|Netanyahu all’Assemblea Onu: non abbiamo altra scelta che vittoria|M.O.|Estero]
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L.elettorale, Meloni in Cdm: tutti presenti per voto. E ‘striglia’ sottosegretari

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Roma, 24 set. (askanews) – Lo aveva di fatto già detto in chiaro nell’intervista di due giorni fa con Bruno Vespa. Ma durante il Consiglio dei ministri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aggiunto un aggettivo che rende tutto più perentorio: se la legge elettorale non dovesse passare, ha spiegato, le conseguenze sarebbero “inevitabili”. Ovvero, dimissioni e salita al Quirinale.

La premier, viene riferito, si è soffermata sul delicato passaggio parlamentare che attende la maggioranza a partire dal 1 ottobre, quando ci sarà il primo voto segreto – quello sulle pregiudiziali – sulla riforma del voto. In particolare, dopo aver ribadito l’intenzione di porre la questione di fiducia, Meloni avrebbe invitato tutti alla massima presenza.

A quel punto della discussione sarebbe intervenuto Roberto Calderoli, sottolineando che ‘correre’ in aula non è questione che riguarda solo i ministri ma anche i sottosegretari. “Capisco i sottosegretari agli Esteri in missione fuori, ma per gli altri la regola è stare a Roma”, avrebbe chiosato la premier.

[Premier: “Conseguenze inevitabili se non passa”|PN_20260924_00138|gn00 in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260924_200446_2A1D24CE.jpg|24/09/2026 20:04:55|L.elettorale, Meloni in Cdm: tutti presenti per voto. E ‘striglia’ sottosegretari|L.elettorale|Politica]
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Germania, viaggio tra le case della Foresta Nera contadina

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Gutach, 24 set. (askanews) – A Gutach uomini, animali, fieno, carri e attrezzi stavano sotto lo stesso enorme tetto. Le case del Vogtsbauernhof, il Museo all’aperto della Foresta Nera, raccontano sei secoli di vita rurale. Si cammina per sette ettari, tra prati, orti, stalle, mulini ad acqua e tetti che quasi toccano terra. Il percorso è lungo circa due chilometri e per completarlo servono in media tre ore.

Ogni stagione il museo accoglie più di 220 mila visitatori; circa il 30 per cento arriva dall’estero, il 7 per cento sono italiani, in arrivo soprattutto d’estate. Teodoro Heinzmann, dello staff del museo, insiste perché alle spiegazioni in tedesco, inglese, francese e spagnolo si aggiunga l’italiano.

Per un italiano, la prima sorpresa è che qui la casa è tutto, se si esclude il bosco. Nelle nostre cascine, corti e masserie la vita agricola si allarga tra edifici diversi e spazi aperti. Nella Foresta Nera si sviluppava in altezza. Al piano terreno c’erano la stalla, la cucina e la Stube, dove si mangiava e si pregava; sopra, le camere e il fienile. Sul retro una rampa permetteva ai carri di salire direttamente ai piani alti. Il fieno arrivava sciolto, occupava spazi enormi accanto alle stanze e scendeva nella stalla attraverso apposite botole. Chi conosce i masi dell’Alto Adige o certe architetture del Trentino e della Carnia avverte qualche somiglianza. Per un visitatore del Centro o del Sud Italia, l’effetto è più straniante. ‘Da Roma in giù questo posto risulta molto esotico. Quelli del Nord lo paragonano al Tirolo, al Ticino’, osserva Heinzmann, che accompagna anche i gruppi italiani.

Il museo è nato nel 1964 attorno al Vogtsbauernhof, la fattoria costruita nel 1612 che si trovava già nella valle. Le altre case sono arrivate da varie zone della Foresta Nera: smontate trave per trave, trasportate a Gutach e ricostruite con gli incastri e le tecniche originali. Quando è stato possibile sono stati conservati anche gli arredi e gli ambienti interni. Il risultato sembra un antico villaggio. In realtà le fattorie erano spesso isolate, ciascuna circondata dai propri prati e da una porzione di bosco. L’allevamento fa ancora parte dell’economia della valle e quei prati servono tuttora a produrre il fieno per le stalle.

Camminando da un edificio all’altro si attraversa, in scala ridotta, l’intera Foresta Nera. Nel Sud più alto e freddo i tetti sono ripidi e rivestiti di piccole scandole di legno, le Schindeln. Nelle valli centrali più ampie era più facile trovare fieno e paglia. Verso Nord, dove il clima si addolcisce fino a permettere la vite, compaiono la muratura e le case a graticcio che si incontrano anche nei centri storici di Gengenbach e lungo la valle del Reno. L’Hippenseppenhof, edificato nel 1599 a Furtwangen-Katzensteig, è il più antico esempio conosciuto di una tipica casa della Foresta Nera. Era una fattoria ricca: lo dicono le dimensioni, la cappella privata e le numerose finestre, quando il vetro era un materiale costoso. Il grande tetto poggia su una carpenteria che spiega il prestigio ancora attribuito allo Zimmermann. Tradurlo semplicemente con ‘carpentiere’ è riduttivo: sceglieva gli alberi, conosceva le qualità dei legni, progettava gli incastri e dirigeva la costruzione dell’intera fattoria. A un’occhiata distratta queste case sembrano variazioni dello stesso modello. Guardandole bene si capisce che l’architettura è una carta climatica costruita con legno, pietra e paglia.

In cucina il camino non c’era. Il fuoco bruciava e il fumo saliva verso il sottotetto attraverso un condotto, poi la casa se lo teneva dentro e lo lasciava uscire lentamente. Serviva ad affumicare prosciutti e salsicce e a tenere i tarli lontani dalle travi. Le donne passavano molte ore accanto al fuoco e respiravano ogni giorno lo stesso fumo destinato ai salumi e al legno. Quel fuoco scaldava anche la stufa in muratura della Stube. Nelle camere arrivava soltanto il poco calore che saliva dalla cucina; al piano terreno contribuivano gli animali raccolti nella stalla.

Nella Stube si mangiava fino a quattro volte al giorno. Ognuno aveva il proprio cucchiaio, appeso alla parete. Attorno al tavolo sedevano la famiglia, i braccianti e gli artigiani itineranti chiamati a riparare una ruota, una finestra o un attrezzo. In cambio del lavoro ricevevano spesso da mangiare e un letto; ai braccianti più poveri poteva spettare soltanto un posto per dormire. La fattoria produceva quasi tutto ciò che le serviva, ma per farlo aveva bisogno di molte mani e assegnava a ciascuno un posto preciso nella gerarchia.

Anche la vecchiaia aveva la sua casa. Quando il proprietario consegnava la fattoria alla generazione successiva, il nuovo titolare doveva assicurare un alloggio ai genitori. A questo serviva la Leibgedinghaus, una piccola casa accanto a quella principale. I documenti ricordano che spesso tra il passaggio della proprietà e la morte trascorreva poco tempo. Per secoli la proprietà è passata soprattutto a un solo figlio. Gli altri cercavano lavoro altrove, aiutavano il fratello o, nel caso delle donne, lasciavano la casa con il matrimonio.

Il bosco era una fonte di reddito e un luogo di lavoro molto pericoloso. Gli alberi venivano abbattuti con l’ascia, ripuliti e fatti scendere lungo pendii ripidi. Gli incidenti erano frequenti e del rischio di non tornare a casa erano consapevoli tutti. Per trasportare i tronchi su quelle ripide pendenze c’erano gli Schwarzwälder Fuchs, i robusti cavalli da tiro della regione.

Una parte del legname rimaneva nelle fattorie. Il resto affrontava un viaggio di centinaia di chilometri. I tronchi venivano legati in zattere e fatti scendere lungo torrenti e fiumi come la Gutach e la Kinzig, poi raggiungevano il Reno e continuavano verso l’Olanda e il Mare del Nord. La zattera era anche la merce: una volta arrivata veniva smontata e il legname venduto per costruire navi che avrebbero solcato oceani ed edifici. Poi bisognava tornare indietro via terra, stanchi e con addosso il denaro della vendita. Anche il viaggio di ritorno era lungo e rischioso: si poteva essere derubati e, quando i soldi bastavano, si comprava un cavallo per rientrare.

Nel mulino ad acqua gli ingranaggi sono quasi tutti in legno; il ferro era riservato ai punti indispensabili. Una maschera intagliata sorvegliava simbolicamente la macinazione, chiedendo protezione contro una farina contaminata. Poco più avanti una sega battente trasforma il moto dell’acqua nel movimento verticale della lama. Durante le dimostrazioni gli artigiani intrecciano cesti di salice, filano, tessono o cucinano nella vecchia cucina a fumo. Gli animali appartengono a razze tradizionali e gli orti conservano varietà adatte al clima e agli usi di allora.

È questa continuità tra le case e la vita che si svolgeva al loro interno a tenere il Vogtsbauernhof lontano dall’effetto parco a tema. Il passato non viene addolcito.

Anche la cartolina della Foresta Nera, qui, torna alle sue proporzioni reali. Il Bollenhut, nella versione più conosciuta con i grandi pompon rossi, è diventato il simbolo di un’intera regione. In origine, però, appartiene alla tradizione di appena tre località: Gutach, Wolfach-Kirnbach e Hornberg-Reichenbach. Un costume nato in una piccola parte della valle ha finito così per rappresentare tutta la Foresta Nera, mettendo in secondo piano una varietà di abiti, case e modi di vivere molto più ricca.

Fuori dal museo, la valle continua a vivere anche di allevamento. I grandi fienili delle case storiche aiutano a capire quanto conti ancora oggi mettere da parte abbastanza erba per l’inverno. Nel 2026, però, i prati hanno prodotto molto meno fieno. Heinzmann indica l’erba ingiallita attorno al museo: molti allevatori hanno fatto il primo taglio a giugno, poi hanno aspettato invano che ricrescesse. ‘In una stagione normale qui si taglia tre o quattro volte’, dice. Quest’anno, dopo giugno, l’erba è cresciuta così poco che molti non hanno raccolto abbastanza fieno per nutrire gli animali nei mesi freddi.

[A Gutach un museo racconta sei secoli di vita rurale|PN_20260924_00002|sp20|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260924_005513_807DBE03.jpg|24/09/2026 00:55:23|Germania, viaggio tra le case della Foresta Nera contadina|Germania|Cronaca, Turismo]
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Colosseo, Baldassarre: sicurezza lavoro deve restare priorità

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Roma, 23 set. (askanews) – “La morte di Andrea Moretti, il giovane operaio di 22 anni che ha perso la vita mentre lavorava al Colosseo, è una tragedia che colpisce profondamente. E’ qualcosa davanti alla quale non si può restare indifferenti”. Lo dichiara Simona Renata Baldassarre, assessore alla Cultura della regione Lazio, in merito all’incidente avvenuto all’Anfiteatro Flavio.

“Alla famiglia di Andrea, ai suoi amici e ai suoi colleghi rivolgo la mia più sincera vicinanza e il mio cordoglio. Ora è giusto che venga chiarito fino in fondo cosa sia accaduto”, aggiunge l’assessore. “La sicurezza sul lavoro è e deve restare una priorità. Su un tema come questo bisogna continuare a impegnarsi mantenendo sempre alta l’attenzione”, conclude Baldassarre.

[“Tragedia che colpisce profondamente”|PN_20260923_00150|gn00 rg08|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260923_214103_1126DFA6.jpg|23/09/2026 21:41:11|Colosseo, Baldassarre: sicurezza lavoro deve restare priorità|Morti bianche|Politica, Lazio]
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