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Dal 1 luglio visite al Pantheon solo con il biglietto d’ingresso

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AGI – L’ingresso al Pantheon, “che è il sito museale più visitato in Italia”, sarà possibile pagando il biglietto, dal 1 luglio. Lo ha confermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, nel corso del Forum in Masseria a Manduria.

“Con il ricavato dei biglietti – precisa Sangiuliano – riusciremo ad alimentare qualche mensa per i poveri e ad affrontare lavori di ristrutturazione e di rigenerazione del monumento, allestendo anche la parte retrostante come museo”. Il ministro della Cultura ha anche spiegato la necessità di rivedere al rialzo i biglietti dei musei per “un motivo etico, una cosa, se vale, dev’essere pagata”. 

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Incendio in casa a Bruxelles, muore un’italiana di 29 anni

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AGI – Una giovane italiana, Anna Tuzzato, ventinovenne originaria di Fiesso d’Artico (VE), è stata trovata esanime nel suo appartamento a Etterbeek, un comune di Bruxelles, a seguito di un rogo le cui cause sono ancora sconosciute.

“E’ una notizia che ci riempie di tristezza – dice il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, esprimendo il suo cordoglio alla famiglia – Il Veneto perde una giovane professionista, che aveva da poco iniziato un percorso lavorativo come responsabile della comunicazione, a Bruxelles, di un’organizzazione che si occupa di agricoltura biologica. Una tragedia che ricorda, purtroppo, la storia di altri due ragazzi, Gloria e Marco, che hanno perso la vita nel tragico incendio a Londra”.

“Anna, come tanti ragazzi intraprendenti, aveva scelto di andare all’estero per accrescere il proprio bagaglio di competenze e conoscenze, dimostrando il coraggio di sapersi mettere in gioco. Alla sua famiglia, agli amici, a quanti hanno condiviso con lei momenti di studio e di lavoro, rivolgo da parte mia e del Veneto, le piu’ sentite condoglianze”, termina il Presidente Zaia. 

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Superenalotto, centrato il 6 a Teramo. Vinti 42 milioni con una schedina da un euro

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AGI – Per centrare il “6” a Teramo questa sera del valore di 42.590.253,89 milioni di euro è stata sufficiente una schedina da 1 euro. La vincita del Jackpot è stata realizzata presso il punto di vendita Sisal Tabaccheria Nicolini situato in via Statale 80.

Il Jackpot centrato questa sera e’ il quarto 6 realizzato in Abruzzo nella storia del SuperEnalotto: come riporta Agipronews, la vincita di prima categoria mancava in regione dal 2012, quando ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, venne realizzato un 6 da 12,3 milioni di euro. Nella storia delle regioni piu’ premiate dalle vincite di prima categoria, la Campania e’ sempre al primo posto con 18 “6”, seguita dal Lazio con 16. Alle sue spalle l’Emilia Romagna con 13 e la Puglia con 10, poi la Toscana e il Veneto con 9. Sono invece tre le regioni che dal 1997 a oggi non hanno mai realizzato un “6”: si tratta di Valle d’Aosta, Trentino e Molise.

Grazie al Jackpot di ripartenza, la sestina vincente già dal prossimo concorso mettera’ sul piatto 11,3 milioni di euro: un “tesoretto”, spiega Agipronews, costruito grazie a tutti i concorsi successivi all’ultimo 6 in cui non sono stati realizzati dei 5 , con la meta’ del montepremi della seconda categoria di premio che incrementa il Jackpot in palio, mentre il restante 50% va a formare il montepremi di ripartenza.

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L’uomo che ha ucciso nuora e genero “si era invaghito della donna”

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AGI – Un delirio di gelosia: Raffaele Caiazzo si sarebbe invaghito di sua nuora e, accecato “da fantasie” ha ucciso prima lei e poi suo genero. Rovinando per sempre la vita dei suoi due figli e dei suoi nipoti. E’ un racconto drammatico quello che Alfonso Caiazzo fa a pm e carabinieri ascoltato per l’omicidio di sua moglie Maria Brigida Pesacane, uccisa da suo padre a 24 anni davanti ai figli di 2 e 4 anni nella sua casa di Sant’Antimo a Napoli. Poco prima in piazza era stato ucciso Luigi Cammisa, 29 anni, il genero dell’assassino, Raffaele Caiazzo. L’uomo sospettata che i due, marito e moglie dei figli, avessero una relazione extraconiugale.
“Fantasie e a nulla è valso un chiarimento in famiglia. Un giorno – racconta ancora Alfonso, secondo quanto apprende l’AGI – mio padre disse che aveva avuto addirittura una relazione con mia moglie”.

“Tutte fantasie che ci hanno rovinato la vita. Ma sospetto che mio padre si fosse invaghito di mia moglie”.

Caiazzo resta in carcere accusato di omicidio volontario e premeditato. Il gip del tribunale di Napoli Nord ha convalidato il provvedimento di fermo.

L’uomo si era costituito, 5 ore dopo il duplice delitto, recandosi dai carabinieri della stazione di Gricignano d’Aversa, in provincia di Caserta. I militari dell’Arma avevano portato Caiazzo nella caserma di Giugliano, in provincia di Napoli. 

Davanti al gip, il suocero assassino ha confermato quanto ammesso durante il primo interrogatorio reso giovedì pomeriggio al pm: ricorda di aver ucciso Luigi Cammisa, ma non la nuora. 

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Una bambina di 5 anni è scomparsa a Firenze, si cerca in tutta la città

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AGI – Ansia per una bambina scomparsa. Firenze vive ore d’angoscia per una piccola di cinque anni della quale si è persa ogni traccia. Accade nella zona di Novoli. E’ qui che, sembra intorno alle 13, la bambina è sparita. Secondo una prima ricostruzione -come riporta la Nazione – la bambina stava giocando al piano superiore rispetto alla sua abitazione. Era in casa dello zio. Poi è scesa a casa sua, ma quando la mamma è rientrata dal lavoro non l’ha trovata nell’abitazione.

Com’è vestita la piccola Kata

La piccola, di origine peruviana, si chiama Cataleya Alvarez, conosciuta semplicemente con il soprannome di Kata. Ha i capelli e gli occhi scuri. Indossava dei pantaloncini lunghi rosa quando è scomparsa. La famiglia ha cercato con il cuore in gola, ma non è riuscita a trovarla.

E’ quindi scattata la denuncia ai carabinieri e sono partite le ricerche. Sulle tracce della piccola si è messa anche la vasta comunità peruviana e sudamericana di Firenze. Tramite il tam tam su whatsapp e gli altri social network diverse persone sono scese in strada. E nella serata di sabato – spiega ancora la Nazione – sono state battute a fondo le zone di via Pistoiese e le sponde del Mugnone. Alle ricerche stanno partecipato anche i vigili del fuoco. Ma della bambina nessuna traccia. Le ricerche sono andate avanti tutta la notte

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Chi ha rapito Roger Federer? Il romanzo col doppio fondo di Piero Valesio

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AGI – ‘Chi ha rapito Roger Federer?’ di Piero Valesio (Absolutely Free Libri, 226 pagine, 18 euro) è un romanzo con il doppio fondo. In superficie, un divertente giallo, scritto da una delle migliori penne del giornalismo sportivo italiano, ambientato nel 2040 alla vigilia degli Internazionali d’Italia di tennis.

Il protagonista è ovviamente il campione svizzero, forse il più forte tennista di tutti i tempi, certamente il più iconico. Federer arriva a Roma per essere eletto presidente della più importante organizzazione sportiva mondiale, ma succede qualcosa di imprevisto. Una spy story in piena regola, il romanzo di Valesio, mai scontata, dal finale interessante. Il mistery in ambito sportivo è un filone non battutissimo dalla letteratura contemporanea e leggendo queste pagine non capisci perché.

Lo scenario è quello di una città e di un mondo diversi da quelli che conosciamo oggi, dove il cambiamento climatico ha lasciato segni profondi nella vita delle persone, anche dei protagonisti del romanzo. Tutto lo sport del pianeta è in mano a organizzazioni transnazionali in guerra l’una con l’altra: e proprio a Federer potrebbe toccare il compito di aprire una nuova pagina di collaborazione fra i soggetti “belligeranti”. Di questo piano A del romanzo è bene non raccontare altro.

Il piano B, il secondo cassetto dello scrigno, non è detto che sia accessibile a tutti i lettori, anche se chiunque può provare ad aprirlo. Bisogna sapere allora che Piero Valesio, cronista, racconta (TuttoSport, ma anche Sky, Messaggero) da quasi 40 anni i principali avvenimenti sportivi mondiali, Olimpiadi, Formula 1, atletica, calcio. Ma soprattutto tennis. È stato per quattro anni direttore del canale Tv Supertennis e responsabile della comunicazione del torneo romano. Il Foro Italico è stata la sua prima casa per tanti anni.

E il Foro Italico è ‘attore co-protagonista’ di questa sceneggiatura (ci faranno un film, vedrete) scritta per un editore anche lui cronista di lungo corso, Daniele Azzolini, un altro campione del giornalismo sportivo degli ultimi decenni, direttore di ‘Ok Tennis’, firma di punta sul tennis per Paese Sera, l’Unità, il Messaggero. Anche lui con la residenza al Foro, dove ha coordinato la sala stampa negli anni di Adriano Panatta direttore del torneo. Questi due signori conoscono il tempio del tennis italiano come nessun altro. Ambienti, circostanze, personaggi, persino tic di un universo, lo stadio del tennis, teatro ideale di un intrigo internazionale molto più che verosimile.

I campi sportivi – come noto – sono luoghi dello spirito, prima ancora che dei corpi. Luoghi dove la vita degli uomini si realizza in tutte le fasi, in cui sentimenti, tensioni, passioni, persino amori (odi) si risolvono – con vincitori e vinti – dentro un rettangolo d’erba, uno di terra rossa, talvolta un ring delimitato da corde elastiche e – per facilità di fruizione – entro un tempo prestabilito. Due set su tre. Riproduzione col fine di intrattenimento di conflitti umani. Se la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi, diceva von Clausewitz, lo sport, della guerra è rappresentazione plastica e fedele, in streaming o in tribuna, cambia poco (ma anche i corridoi sono importanti, è lì che si consumano delitti e si pianificano rapimenti). Nadal e Djokovic come Ettore e Achille, Italia-Germania al Santiago Bernabeu come lo scontro tra i romani di Marco Aurelio e i barbari germanici nei boschi della Pannonia.

Ecco allora che il rapimento di Roger Federer in un albergo di Roma Nord a due passi dalla terra rossa del Foro acquista – nel racconto di Piero Valesio – un sapore particolare per chi conosce quegli spogliatoi e quelle tribune, per chi ha avuto la ventura di attraversare i sotterranei del campo Pietrangeli, l’ex Centrale, e ha creduto di essere inseguito dai fantasmi che li abitano.

Oppure per chi su quei campi ha giocato e conosce bene le facce dei guardiani, quelle dei custodi, dei maggiordomi di questo labirinto incantato, dove Roger Federer è comparso tante volte e – per ora – mai sparito. Nel giallo scritto da Valesio e pubblicato da Azzolini c’è tanta Roma Nord, lo slang di Ponte Milvio e dintorni, ma anche riti e rituali dei palazzi dello sport capitolino. Anche di questo cassetto nascosto del romanzo è bene non ‘spoilerare’ altro. Ma la sensazione, per chi quei luoghi li conosce un po’, è di aver letto non un romanzo giallo col finale a sorpresa, ma una pagina in cronaca nera del Messaggero, o del Tempo, se preferite. Una storia di piccoli eroismi e grandi meschinità.

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Tre morti e 3 feriti in un drammatico incidente a Treviso

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AGI – È di tre morti e tre feriti il bilancio di un incidente stradale avvenuto nella notte sulla strada Treviso Mare, a Roncade. Una autovettura si è scontrata, per cause in corso di accertamento, con un furgoncino 9 posti.

Le vittime hanno tra i 31 anni e i 24 anni di Treviso e viaggiavano a bordo di una Polo bianca. La terza vittima è un 53enne, di Altivole, che viaggiava su un furgoncino Mercedes. Nello scontro sono rimaste ferite altre 3 persone. 

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Investe la moglie e l’amica (che muore), poi si consegna alla polizia

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AGI – Quello che inizialmente sembrava un drammatico incidente stradale con una vittima e una ferita ricoverata in ospedale, sarebbe in realtà un episodio ancora più agghiacciante.

Un uomo di 52 anni, nella zona industriale di Catania, ha investito volontariamente con la propria auto la moglie e un’amica della donna, uccidendo quest’ultima. L’autore del gesto ha chiamato la polizia, che non ha mai creduto all’ipotesi del semplice incidente, per consegnarsi e confessare.

La moglie, che ha 56 anni, è ricoverata all’ospedale San Marco. La vittima è un’amica della donna, di 59 anni, originaria dell’Ennese. Indaga la squadra mobile coordinata dalla Procura distrettuale di Catania. 

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La favola indie di Gazzelle, dai piccoli locali allo Stadio Olimpico in 85 mesi

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AGI – “Ciao Regà”. No, non è il saluto di un amico che ci ha raggiunti al bar, è il messaggio che scorre sugli schermi del palco allestito all’interno dello Stadio Olimpico di Roma pochi secondi prima che abbia inizio il concerto di Gazzelle.

I “regà” sono 47mila e quello è il primo concerto in uno stadio per Gazzelle, uno dei principali protagonisti di quella rivoluzione cantautorale ormai convenzionalmente definita “indie”. Poi quella fase della nostra musica è finita, per certi aspetti purtroppo, per altri fortunatamente, perché il famigerato mainstream, in quegli anni utilizzato come vezzeggiativo per tutta quella musicaccia dal quale l’indie, bontà sua, ci ha salvato, quell’orrenda musica televisiva fatta da ragazzini senza cognome, almeno è servito a tirare una linea dritta tra chi ha i numeri per diventare un artista, uno che ce la fa in una giungla sempre più feroce, da professionista e artista vero, e chi ha avuto la fortuna di un’intuizione, chi, strimpellando strimpellando, si è fatto trascinare in alto da una wave che, impietosamente, giustamente, lo ha poi riportato alla sua dimensione naturale. Ma questa è un’altra storia.

Quella che invece intendiamo raccontarvi parla di un ragazzo che esce con il suo primo singolo, “Quella te”, il 9 dicembre del 2016, esattamente 85 mesi fa, prima di allora lo hanno sentito suonare solo a Spaghetti Unplugged, un fortunatissimo open mic per artisti esordienti che ha animato le domeniche sera romane (poi anche bolognesi e milanesi), proprio in quegli anni, quando il pubblico voleva di più, si era stufato di quella musica precotta da talent e pretendeva, dunque, anche a costo di qualche scoordinazione tecnica, un po’ di autenticità, di onestà, qualcuno che riuscisse ad interpretare la propria realtà, una realtà che, come quella di adesso, non è che fosse brillante.

Tant’è che è un attimo che Gazzelle, al secolo Flavio Pardini, viene scambiato per uno che compone canzoni tristi, ma quelle di Gazzelle non sono canzoni tristi, sono canzoni confortanti, che è tutta un’altra cosa, è il codice che, come cantautore, ha trovato per coinvolgere il pubblico nella propria musica, per raccontarlo, non per metterlo dalla propria parte ma per far capire che lui sta dalla loro, come una controstar, esattamente l’opposto della plastificazione televisiva allegrotta che ci veniva impietosamente propinata e che non aveva, ne avrà mai nel tempo, adesso possiamo definitivamente decretarlo, alcun significato.

Il pubblico alza le braccia, rinuncia a raccontarsela, vuole affrontare, anche in musica, le proprie turbe, i propri disagi, e nessuno li canta meglio di Gazzelle; c’è qualcosa di diretto nella sua scrittura, qualcosa che fa centro, che decodifica i tuoi malumori e anche le tue reazioni, la caduta e la risalita, titolo, inizio, svolgimento e fine di un amore. Pacchetto completo. Dentro la discografia di Gazzelle ci trovi tutto ciò che ti può essere utile per affrontare i tuoi drammi ed uscirne non solo esausto dallo sfogo e capito, ma perfino in qualche modo arricchito. Attenzione, l’accordo non è “Ce l’ha fatta lui, ce la faccio pure io” ma “Ho qualcuno con cui farcela, assieme”, che è tutta un’altra cosa.

Quello dell’Olimpico infatti è come se rappresentasse un appuntamento per un’intera generazione, in uno stadio, non semplicemente per assistere ad un concerto ma per partecipare ad un concerto, una cosa che riguarda ognuno di loro da vicino, perché su quel palco quella sera ognuno ha celebrato la forza della propria storia, che poi a cantarla sia un ragazzo, un amico, Flavio, Gazzelle, è del tutto secondario; quelle loro storie, così umane, così piccole, come piccoli siamo noi, in fondo, anche quando i nostri drammi ci sembrano detonatori pronti a far esplodere l’universo, sono cantate lì, su un palco grandissimo, pieno di luci, e ci sono tutti, ci siamo tutti, siamo tutti lì, perché quel palco non tratteggia solo i lineamenti del successo di un cantautore, ma quello di tutti i ragazzi che quel cantautore con le sue canzoni ha cantato in questi anni. Il punto di arrivo di un’intera comunità.

Il palco è organizzato bene, il videowall viene pensato un po’ come le pagine di un diario di scuola che scorrono, ha quei colori lì, quella vivacità lì, quegli schizzi umorali, perfetti per accompagnare la musica di Gazzelle. Lui lassù è totalmente a proprio agio, non lascia intuire alcun tipo di emozione, non calca sull’acceleratore in quel senso, non enfatizza il fatto che in quel momento si sta materializzando un sogno più grande del suo stesso sogno, ma il tutto non con freddezza, non con la spocchia di chi sapeva di essere destinato a quella grandezza, più che altro quasi con l’educazione di uno che non vuole prendersi troppo la scena, come se il nome su quel cartellone fuori dallo Stadio Olimpico non sia il suo.

Decide di distribuire due parole qua e là, niente di politico, di volutamente spiazzante, all’affannoso inseguimento del memorabile, come succede quasi sempre, del tipo “Senti qua ora cosa ti dico…”; ma sceglie, in linea di massima, di tenersi tutto dietro gli immancabili occhiali da sole, che sono un po’ la sua maschera di Batman, quelli che da Flavio lo trasformano in Gazzelle, quelli che in qualche modo lo neutralizzano ma, invece di creare un distacco, al contrario, tipo effetto fionda, ti danno l’impressione che siate tu e lui da soli in una stanza. Si concede una sigaretta, sorseggia un gin tonic, ci trascina in un qualsiasi dei localacci della provincia italiana che ha affrontato per arrivare lì dov’è adesso. Passano gli amici, artisti come Marco Mengoni, Mara Sattei, Fulminacci, Mobrici, perfino Luciano Ligabue, che sigilla il momento ricordandogli che si tratta di una serata che segnerà un prima e un dopo, che quello è il primo passo verso qualcosa, un qualcosa che Gazzelle potrà meritarsi solo continuando a non tradire se stesso, così come fatto finora.

Ogni tanto abbassa gli occhiali per godersi lo spettacolo a colori, in fondo se lo merita, specie verso la fine, quando quegli occhiali li toglie e torna Flavio, abbracciato dalla band e dallo staff, incredulo, come risvegliato da un sogno bellissimo in cui è riuscito ad intrattenere quasi 50mila persona con la sola forza delle sue storie, ad incatenarli in una sera d’estate con le parole, non con offensivi balletti e reggaeton, non a colpi di hit sculettanti; parole che non un solo ragazzo tra parterre e tribune si perde, anzi, particolarmente vissute, ricalibrate ognuno sul proprio sentimentalismo, che poi è la sfida più ardua da vincere, tutto il resto, la visibilità, i numeri, il successo, le classifiche, sono solo un’insulsa conseguenza al confronto.

“Vita paranoia”, “Sbatti”, “Zucchero filato”, “Scintille”, “Scusa”, “Punk” (che pezzo stupendo!), “Quella te” (of course), “Destri”, con Gazzelle il pubblico riattraversa anni di musica, anni di storie personali, fino ai pezzi di “Dentro”, l’album uscito solo qualche settimana fa, ancora una volta azzeccati, come “IDEM”, “E pure…”, “Non lo dire a nessuno” e “Flavio”; per concludere poi con “Non sei tu”, che anche se lì per lì non è una canzone da gran finale (in futuro magari utilizzerà “Flavio”, che sembra fatta apposta) è effettivamente quella che ha fatto scattare la scintilla. Una scintilla che è diventata un incendio dirompente, un fuoco che ha generato una favola incredibile che, a questo punto, chissà cosa altro ci riserverà (sicuramente un tour nei palasport tra marzo e aprile nel 2024).

“Ci”, al plurale, perché Gazzelle, come icona, come cartella che contiene tutte quelle canzoni così significative per chi le ascolta, in un tempo in cui scrivere canzoni sembra solo un metodo per ottenere altro, non appartiene solo a Flavio Pardini, non appartiene solo alla Maciste Dischi, di fatto una delle più luminose realtà della discografia nostrana grazie alle orecchie d’oro di Gno Sarubbi, dal giorno 0 della sua avventura indipendente capace di individuare come nessuno musicisti in grado di provocare questi corto circuiti emozionali, basti pensare al talento smisurato di artisti del calibro di Mobrici (di gran lunga il più entusiasmante domatore di palchi italiano) o Fulminacci (il più credibile erede di quel cantautorato impegnato che tanto rimpiangiamo); no, Gazzelle appartiene a tutti coloro i quali, e sono tanti, nella sua idea di musica e di storie, si sono riconosciuti, specchiati, trovati e risolti.

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