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La tempesta perfetta e la pioggia di lettere (da Roma a Bruxelles)

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La tempesta perfetta e la pioggia di lettere (da Roma a Bruxelles)

Roma, 3 ott. (askanews) – “Ora abbiamo capito perché Urso stampava tutti quei francobolli!” La battuta circola nella sala stampa di Palazzo Chigi, tra i giornalisti che il 2 ottobre seguono il Consiglio dei ministri che ha poi approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Il riferimento è agli annulli filatelici, in gran parte dedicati alle eccellenze italiane, presentate nei mesi scorsi dal ministro per le Imprese e il Made in Italy e alle varie missive che, negli ultimi giorni, Giorgia Meloni ha scritto ai vertici dell’Unione europea.

Del resto il momento è complesso e giustifica una interlocuzione continua e attiva con i partner e le istituzioni comunitarie. Sull’Europa, infatti, si sta abbattendo una tempesta perfetta, economica e politica. Da un lato, il mix di crisi energetica, costi (e problemi di approvvigionamento) dei carburanti, inflazione che galoppa, in particolare sui prodotti di base, sta mettendo sotto pressione tutti i Paesi, anche quelli storicamente più forti. Dall’altro c’è la questione politica. A brevissimo si voterà quasi sicuramente in Spagna – Sanchez lo annuncerà lunedì – mentre il prossimo anno vanno alle urne, tra gli altri, Francia (con la destra in vantaggio), Polonia, Grecia, Italia e forse anche Germania, dove Friedrich Merz sembra arrivato al capolinea. E in tutti i Paesi crescono i consensi di forze populiste e, quantomeno, scettiche nei confronti dell’Europa.

E’ quindi una situazione in cui la consueta guida franco-tedesca non c’è più, in cui i leader sono tutti più o meno deboli – vuoi perché in difficoltà o semplicemente perché a fine mandato – e in cui anche Ursula von der Leyen non è particolarmente apprezzata. E allora si moltiplicano le iniziative degli Stati, o di gruppi di Paesi, che chiedono, propongono, sostengono interventi e cambi di rotta. Tra i più attivi, sicuramente, c’è Giorgia Meloni, che da scaltra politica ha probabilmente “fiutato” l’occasione di guidare il cambiamento. Da qui le lettere – tre solo questa settimana – scritte e inviate su vari temi economici.

La prima in ordine di tempo è stata scritta a quattro mani con il primo ministro ceco Babis e annunciata nel corso della visita a Praga di martedì scorso. Tema al centro della missiva un’auspicata revisione del meccanismo Ets (ne parliamo in modo approfondito in un altro articolo).

Poi la premier, questa volta da sola, si è rivolta a Ursula von der Leyen per affrontare il tema dell’inflazione. Nella sostanza Meloni chiede di “tenere conto” della crescita dell’inflazione “nel valutare, ex ante, il rispetto della regola di spesa in sede di esame dei prossimi Documenti programmatici di bilancio”. Questo perché “i percorsi di spesa netta concordati nell’ambito del quadro di bilancio europeo” erano stati stabiliti con un basso livello di inflazione, ma ai valori attuali lasciano margini limitati per alleviare l’impatto su famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive”. Il problema è che il percorso della spesa netta – che per i paesi sotto procedura per disavanzo eccessivo fissa un tetto vincolante al tasso di crescita (in percentuale) della spesa pubblica anno dopo anno, in modo da garantire la riduzione del deficit sotto il 3% del Pil – è previsto dal Patto di stabilità che proprio Meloni ha sottoscritto, come accusa anche l’opposizione. E sebbene siano possibili scostamenti dalla traiettoria di spesa fissata, questi non devono superare lo 0,3% del Pil all’anno e lo 0,6% a livello cumulativo.

Infine giovedì scorso, insieme agli altri 16 Stati “Amici della Coesione”, che l’Italia guida insieme alla Romania, la premier ha messo nero su bianco i punti fermi nella discussione sul Multiannual Financial Framework (MFF), il bilancio pluriennale dell’Ue. In breve, rivolgendosi al Taoiseach irlandese Micheal Martin, in quanto presidente di turno del Consiglio Ue, gli Stati del gruppo chiedono che “sia preservato il livello complessivo delle risorse destinate alla Politica di coesione e alla PAC”, che la proposta della Commissione prevede di ridurre a vantaggio di altri capitoli come innovazione e difesa. Inoltre si dicono disponibili a “lavorare in modo costruttivo su nuove risorse proprie che possano ridurre la pressione sui bilanci nazionali, a condizione che siano genuine, eque, semplici e non regressive”. Questo è probabilmente il punto più divisivo nella discussione sull’MFF, dato che i Paesi “frugali” non vogliono nuove risorse proprie, oltre a chiedere una riduzione complessiva dell’ammontare del bilancio. Per quanto riguarda gli “Amici”, tra le possibili opzioni per creare ulteriore spazio fiscale di bilancio, suggeriscono “un rimborso più graduale di NextGenerationEU e strumenti europei di debito limitati e mirati a priorità strategiche chiaramente individuate”.

L’MFF sarà uno dei temi principali al centro del Consiglio europeo previsto tra due settimane e si attende una nuova “nego-box” irlandese (la proposta di compromesso da negoziare) dopo la bocciatura pressoché unanime di quella della precedente presidenza di turno cipriota del Consiglio Ue. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa vuol chiudere la partita entro dicembre, prima della tornata elettorale, ma non sarà affatto facile.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[Ets, inflazione e bilancio europeo al centro delle missive di Meloni|PN_20261003_00041|nl50|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/10/20261003_194505_48915756.jpg|03/10/2026 19:45:10|La tempesta perfetta e la pioggia di lettere (da Roma a Bruxelles)|Ue|Politica, Europa Building]